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Un vitigno che produce poco per natura, una tenuta che lo coltiva dal 1559 e una DOCG che tutela uno dei vini dolci più rari d’Italia

Un vino che non si può produrre in quantità

Il Picolit è uno di quei vini che si spiegano partendo da un problema. Il vitigno soffre di un fenomeno chiamato aborto floreale: durante la fioritura, una parte dei fiori non viene fecondata e non produce acini. Il grappolo che si forma è spargolo, con pochi acini distanziati. Le rese per ettaro sono tra le più basse di qualsiasi vitigno coltivato in Italia. Non è una scelta produttiva, è la biologia della pianta. Il Picolit è raro perché non può essere altrimenti. E questo ha definito tutta la sua storia.

Dal 1559: il Picolit a Rocca Bernarda

A Rocca Bernarda, nei Colli Orientali del Friuli, la coltivazione del Picolit è documentata dal 1559. La tenuta si trova a Ipplis, nel comune di Premariacco, su colline di marna e arenaria che danno al vino una mineralità riconoscibile. La villa cinquecentesca e i vigneti che la circondano appartengono al Sovrano Ordine Militare di Malta e fanno parte del progetto Terre dei Cavalieri, che riunisce più tenute in regioni diverse d’Italia.

Quasi cinque secoli di produzione continua nello stesso luogo non sono un dato da brochure. Significano che il vitigno e il territorio si sono adattati l’uno all’altro nel tempo. I cloni coltivati oggi a Rocca Bernarda sono il risultato di generazioni di selezione. Il terreno, l’esposizione, il microclima dei Colli Orientali: tutto contribuisce a un Picolit che ha un carattere specifico, non intercambiabile con quello di altre zone.

Come nasce il Picolit di Rocca Bernarda

Le uve vengono raccolte a mano tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Ogni grappolo viene selezionato singolarmente: quelli che non raggiungono la maturazione ottimale restano in vigna. Dopo la raccolta, i grappoli vengono messi ad appassire su graticci in locali ventilati per alcune settimane. L’appassimento concentra gli zuccheri e gli aromi nell’acino, ed è il passaggio che definisce il profilo del vino.

La fermentazione avviene lentamente, in piccoli contenitori. Il vino viene poi affinato per diversi mesi prima dell’imbottigliamento. Il risultato è un vino dal colore dorato intenso, con un naso di miele di acacia, albicocca matura, fiori bianchi e frutta secca. In bocca è dolce ma non stucchevole, con un’acidità che lo tiene in equilibrio e un finale lungo, minerale, che riporta al terreno dei Colli Orientali.

Il Picolit nella storia

Nel Settecento il Picolit era uno dei vini più richiesti dalle corti europee. Il conte Fabio Asquini di Fagagna fu il primo a commercializzarlo su scala internazionale, esportandolo a Vienna, Parigi e Londra. All’epoca veniva paragonato ai grandi vini dolci francesi e ungheresi. Nel corso dell’Ottocento e del Novecento il vitigno rischiò l’estinzione, colpito dalla fillossera e dall’abbandono delle campagne friulane. Fu recuperato nel secondo dopoguerra grazie a pochi produttori che avevano conservato le barbatelle.

Oggi la DOCG Colli Orientali del Friuli Picolit tutela la produzione e ne definisce i parametri. Il disciplinare è tra i più restrittivi d’Italia: rese limitate, zona di produzione circoscritta, appassimento obbligatorio. Il numero di bottiglie che escono ogni anno dall’intera denominazione è contenuto. Questo non è un limite commerciale: è la conseguenza diretta della natura del vitigno e delle regole che lo proteggono.

Come si beve

Il Picolit si serve a 10–12 gradi, in un bicchiere da vino bianco di dimensioni medie. Il freddo eccessivo comprime gli aromi: meglio lasciarlo aprire qualche minuto nel bicchiere. Si abbina con formaggi stagionati — il Montasio stravecchio è l’accostamento friulano per definizione — con foie gras, con dolci secchi a base di mandorle, o da solo, a fine pasto, come vino da meditazione. Non è un vino da bere in fretta. Chiede attenzione, e la ripaga.

Assaggiare il Picolit dove nasce

Chi vuole capire il Picolit nel suo contesto può prenotare una degustazione a Rocca Bernarda. La visita comprende la cantina, i vigneti e l’assaggio di più vini della tenuta, con il Picolit come punto di arrivo. Si prenota dal sito Terre dei Cavalieri. Il Picolit è disponibile anche sull’e-commerce, per chi preferisce riceverlo a casa.

Non è un vino che si trova al supermercato. Non è un vino da tutti i giorni. È un vino che si cerca, si scopre e si ricorda. E Rocca Bernarda, con quasi cinque secoli di produzione alle spalle, è il luogo più diretto per incontrarlo.